I consumatori americani e le economie locali dei singoli stati sono vittime della Campagna Protezionista delle Airlines Statunitensi, avverte il presidente di Emirates Airlines

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I consumatori americani e le economie locali dei singoli stati sono vittime della Campagna Protezionista delle Airlines Statunitensi, avverte il presidente di Emirates Airlines
· Smentisce le insinuazioni di sussidio statale e le accuse di “rubare il traffico” in un libro bianco presentato da Delta, American e United
· Evidenzia i benefici economici che il servizio Emirates apporta ai clienti americani, alle economie locali e regionali e a diversi business
· Discute l’impatto del protezionismo selettivo che limita il trasporto aereo internazionale e i rapporti commerciali in una economia globale

Washington D.C., USA, 18 marzo 2015 – I consumatori americani, gli aeroporti internazionali, le economie locali e regionali, altri tipi di business saranno le assolute vittime della campagna di protezionismo che stanno portando avanti Delta, American e United Airlines, ha dichiarato il Presidente di Emirates Airline Sir Tim Clark, durante una conferenza stampa tenutasi ieri a Washington DC.

L’evento media è seguito ad alcune riunioni con funzionari al Dipartimento del Trasporto USA, al Dipartimento di Stato, al Dipartimento di Commercio, e al Consiglio Economico Nazionale, dove il Presidente Emirates ha presentato il punto di vista della compagnia sulla campagna di Delta, American e United.

“Tutto il dibattito su cosa costituisca un finanziamento statale, quale sia la giusta o ingiusta competizione sotto quali leggi… sono solo distrazioni dal problema reale – che sono le tre maggiori compagnie aeree statunitensi, che insieme ai partner delle loro Joint Venture (JV) già controllano circa i due terzi dei voli internazionali dagli USA[i] e vogliono limitare ulteriormente le opzioni nel trasporto aereo internazionale disponibili per i viaggiatori americani, per gli aeroporti, per le economie regionali e locali”, ha detto Sir Tim Clark.
“I clienti dovrebbero chiedere a Delta, American e United perché sono tra le più ricche[ii] compagnie aeree del mondo ma non tra le migliori per servizio o prodotto[iii]”.

“Gli aeroporti, le assi del turismo, la camera del commercio e business, dovrebbero chiedere ai legislatori perché link aerei importanti e diretti internazionali – che sono così importanti per il business e critici per il turismo, dovrebbero essere limitati solo ad alcuni aeroporti serviti dalle tre grandi compagnie USA e dai loro partner con cui coordinano prezzi e capacità, protetti dall’immunità anti-trust.”

Insinuazioni nel libro bianco delle compagnie USA
Sir Tim ha dichiarato: “Le compagnie statunitensi hanno lavorato 2 anni, e chissà con quanti soldi degli azionisti, per assemblare la loro campagna e una serie di accuse che includono supposizioni false e illogiche. Abbiamo revisionato il documento e possiamo smentire tutte le accuse secondo cui Emirates avrebbe ricevuto dei sussidi statali. Ci vorrà tempo per assemblare la nostra contestazione punto per punto supportandola con dati provati finanziari e legali, cosa a cui stiamo già lavorando. In ogni caso contrasteremo oggi le principali accuse a Emirates.”

Accusa: Emirates ha beneficiato di un sussidio dal valore di 2,7 miliardi di dollari dal governo per sgravi sul carburante, e il governo ha anche dato ad Emirates 1,6 miliardi di dollari in lettere di credito:
– La risposta di Emirates: non è affatto vero. Tutte le perdite accadute in Emirates come risultato di commerci di carburante avvenuti nel 2008/09 sono state ripagate completamente utilizzando il fondo contante della compagnia e non dal governo di Dubai. Le lettere di credito menzionate nel libro bianco infatti sono state offerte da Emirates ai nostri proprietari, ICS, per supportare i commerci di carburante, non il contrario.

Accusa: Emirates ha beneficiato di 2,3 miliardi di dollari in infrastrutture aeroportuali sin dal 2004, il che costituisce un “vantaggio” rispetto ai competitor
– La risposta di Emirates: l’investimento nelle infrastrutture è a lungo termine. Il governo di Dubai ha fatto questi investimenti, come tutte le altre economie emergenti (come Cina, Singapore) avendo in mente benefici a lungo termine. Tasse aeroportuali più basse o esenzioni per il trasporto passeggeri non risultano né da un sussidio economico né un vantaggio perché tutte le compagnie che usano le infrastrutture dell’aeroporto Internazionale di Dubai ne beneficiano.
– Emirates paga rate trasparenti e concorrenziali per l’aeroporto di Dubai, basate sul commercio e infatti più alte di altri grandi aeroporti simili come Kuala Lumpur (KUL).

Accusa: le compagnie del Golfo tolgono passeggeri e profitti a quelle statunitensi, forzando le compagnie USA a ridurre, terminare o sospendere servizi su rotte internazionali.
– La risposta di Emirates: nonostante quello che alcune compagnie possano pensare, i passeggeri aerei non sono proprietà delle compagnie. Quello che Emirates sta facendo è competere nel mercato – non “prendiamo” o “rubiamo” passeggeri. Offriamo un grande prodotto ad un prezzo competitivo, il che affascina i clienti che scelgono di volare con noi. L’ossessione per le quote di mercato delle tre compagnie USA rendono evidente a cosa puntano realmente: non competizione, con mercati aperti o Cieli Aperti, ma quote di mercato completamente dirette dal governo.

– Considerando che non c’è quasi nessuna sovrapposizione tra il network di rotte di Emirates e quello di Delta, American o United, questa campagna delle compagnie USA riguarda solo la loro volontà di proteggere i loro guadagni tratti da i partner della Joint venture. Ma perché il governo USA dovrebbe difendere gli interessi dei partner europei di queste tre compagnie statunitensi? Che interesse avrebbero gli USA a forzare i passeggeri a collegamenti sconvenienti verso Francoforte, Parigi, Amsterdam o Londra – e a privarli del diritto di scegliere rotte più efficienti con un servizio di livello superiore?

L’impatto economico positivo del servizio di Emirates negli USA
Emirates ha progressivamente, e sulla base di una domanda commerciale razionale, aumentato il peso dei suoi servizi negli USA. Da sette voli a settimana tra New York JFK e Dubai nel 2004, Emirates oggi detiene 84 voli a settimana da nove gateway statunitensi – Boston, Chicago, Dallas/Forth Worth, Houston, Los Angeles, New York, San Francisco, Seattle e Washington DC.

Il valore economico annuale stimato dei servizi di Emirates verso questi aeroporti e verso le regioni circostanti è di 2,8 miliardi di dollari.[iv]

I nostri voli trasportano I viaggiatori dagli USA verso 56 destinazioni in Africa (18 mete), Asia Pacifica (15 mete) e il Medio Oriente (13 mete) che non sono serviti da nessuna compagnia Americana, e lo facciamo con un solo cambio a Dubai.Il seat load factor a più dell’80% nel 2014 sui nostri voli negli USA dimostra che i clienti richiedono i servizi di Emirates.

C’è stata una crescita del 503% negli export degli USA verso gli EAU da quando Emirates ha inaugurato i servizi verso gli Stati Uniti nel 2004, e oggi gli Emirati sono il primo mercato per gli export USA nel Medio Oriente. I nostri voli tra gli USA e Dubai hanno trasportato oltre 470.000 tonnellate di merce di valore dal 2004.

Inoltre, i collegamenti aerei fondamentali che Emirates offre dagli Usa ai molti mercati in via di sviluppo che non sono serviti attualmente da altri operatori americani, facilitano il commercio estero e apre a nuovi mercati per gli esportatori USA, aiutando ulteriormente la crescita economica americana, il commercio e l’occupazione.

Protezionismo selettivo in una economia globale
Piuttosto che danneggiare gli interessi USA come insinua il libro bianco di Delta, American e United, i servizi di Emirates hanno ampliato la scelta per i consumatori, hanno riempito un gap nel mercato portando i viaggiatori verso destinazioni non servite dagli operatori americani, e hanno contribuito alle economie USA, al commercio e al turismo. Inoltre, Emirates offre anche un’alternativa competitiva e necessaria alle tre alleanze aeree con immunità anti-trust che gli permette di mantenere le tariffe alte in maniera ufficiale.
A gennaio, un documento indipendente pubblicato da economisti ed accademici[v] statunitensi ha esaminato l’impatto dei competitors del golfo sul numero dei passeggeri e sulle tariffe degli operatori USA sui mercati di rotte internazionali e ha rivelato che “l’arrivo dei competitors del Golfo ha accelerato la crescita del mercato” sui volumi di traffico aereo tra gli USA e il Medio Oriente, e conclude nel rispetto degli altri mercati che “l’arrivo dei carrier del Golfo è risultata probabilmente in un mercato fondato su un equilibrio fondato di più sulla competitività che indica, su base globale, un guadagno netto per la società”.

Sir Tim Clark ha dichiarato: “Si può dire che i tre più grandi operatori degli Stati Uniti detengono una serie di vantaggi, compreso l’accesso immediato al mercato di aviazione più ampio al mondo, immunità anti-trust per i partner (JV), e tutela messe a disposizione dal Capitolo 11, vari tipi di supporto da stati uniti indipendenti ed esenzione dalle tasse. Potremmo creare una lista ed un dossier simile al libro bianco. Ma non è questo il punto della questione, che è la scelta del consumatore, e i benefici di collegamenti aerei internazionali diretti per i molti stakeholder statunitensi della coalizione Delta-American-United.

“Lo scorso anno un record di 75 milioni di visitatori internazionali sono arrivati negli USA, stimolando l’economia. L’obbiettivo del Presidente Obama è raggiungere i 100 milioni entro il 2021, ed Emirates è onorato di aiutare a renderlo realtà.”

“La legislazione “Open Sky” tra gli USA e gli EAU è stata un grande successo per i consumatori statunitensi, per il commercio e per tutta l’economia. Il governo Usa non dovrebbe avere alcuna ragione per bloccarli o per tornare indietro, solo per proteggere l’interesse di pochi e dei loro partner JV europei. Soprattutto non quando la restrizione o la negazione della scelta competitiva sulle rotte internazionali sarà un danno per i consumatori, e impatterà negativamente le molte migliaia di business e industrie statunitensi che contano su collegamenti aerei che siano efficienti e competitivi in un mercato globale.”

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