
La mostra nel futuristico hotel di Roma, curata da Valentina Ciarallo, è aperta al pubblico dal 14 aprile al 2 giugno
Quarto appuntamento con LamArte, il progetto che Hilton Rome Eur dedica all’arte in dialogo con il design della futuristica struttura, un vero e proprio viaggio in questo mondo nelle sue diverse declinazioni, grazie all’impegno degli artisti coinvolti: dal 14 aprile, il protagonista è Maurizio Savini con “Interno Domestico”, in esposizione fino al 2 giugno.
La mostra, curata da Valentina Ciarallo, si articola nella Library dell’hotel, con opere di ultima produzione, realizzate tra il 2021 e il 2026: arte e design sono il leit motiv dell’Hilton Rome Eur La Lama, diventato in poco tempo un punto di riferimento non solo a livello internazionale, ma anche nello stesso quartiere romano dell’EUR, grazie alle sue peculiarità e alle diverse attività che si susseguono.
La ricerca di Savini, da sempre incentrata sulla trasformazione della materia e sulla tensione tra naturale e artificiale, si articola qui in un paesaggio complesso, in cui architettura e memoria si intrecciano dando forma a una narrazione stratificata del presente. Noto per l’utilizzo del chewing gum come materiale scultoreo, l’artista sviluppa una pratica unica, rendendo l’elemento gommoso un potente mezzo espressivo capace di riflettere su consumo e mutazione.
Le sculture della serie Interno domestico, di matrice concettuale, appaiono come ruderi, resti di un assemblaggio logico dove viene indagato lo spazio dell’abitare come dimensione mentale prima ancora che fisica. Ogni opera nasce da un blocco di cemento abbandonato, un frammento carico di una storia precedente, che l’artista recupera e rielabora attivando così un processo di trasformazione che conserva e al tempo stesso riscrive la memoria incisa nella materia. Gli ambienti si contraggono in volumi essenziali, quasi reliquie silenziose, evocando una domesticità sospesa fatta di stratificazione. Le nuove presenze costringono a domande insolite, l’interno diventa così luogo di riflessione in cui si depositano tracce del vissuto.
L’ambiente della Library è abitato da Architettura distopica, un insieme di sculture verticali polimateriche dalle nuance rosa che si impongono come presenze totemiche. Le forme evocano edifici possibili e al tempo stesso irrealizzabili, frammenti di paesaggi urbani in bilico tra costruzione e rovina. In dialogo con lo spazio introducono una tensione tra interno ed esterno, tra città e rifugio, richiamando una condizione in cui l’architettura si fa insieme limite e protezione. In questa dimensione l’opera Esodo riflette sulla migrazione forzata e sul respingimento. La grata, un ex portabagagli, diventa simbolo di un movimento negato, di un viaggio interrotto. Tra confini e barriere emerge la tensione di appartenenza e rifiuto che in qualche modo denuncia l’istinto umano al possesso e alla delimitazione dello spazio. Si evidenzia uno slittamento sul piano materiale: all’inconfondibile chewing gum rosa si affianca l’utilizzo della gomma arabica pura, più esigente e meno malleabile, che richiede tempi lenti e un controllo diverso del gesto. Una scelta che segna un cambio di registro, rendendo la ricerca più profonda e la materia più austera.
Il ciclo di Disegni per una pandemia porta la pratica pittorica come strumento che guarda un tempo prossimo. Le opere su carta, finemente realizzate con tempera, olio e foglia d’oro, restituiscono visioni sospese, in cui il segno diventa traccia di una condizione condivisa, osservata e narrata. La superficie pittorica si configura come spazio sensibile, attraversato da tensioni sottili e da una continua oscillazione tra fragilità e resistenza. Per lo stesso disequilibrio condiviso, la serie delle preziose miniature nasce da un rapporto intimo con il formato ridotto, una scelta di scala come atto di prossimità e desiderio. Tenere l’opera in mano, avvicinarsi quasi a sfiorarla, diventa un’esperienza emotiva che richiama un’ossessione silenziosa per l’arte e una dimensione sentita e raccolta.
A partire dall’idea di materia come memoria e processo, Savini arriva a creare Due ali due mani che introducono una riflessione sul tempo. I lavori nascono da una lunga elaborazione che vede l’utilizzo di strutture alveolari naturali, svuotate del miele e trasformate in superfici organiche e complesse. Su queste trame l’artista interviene attraverso un sistema di punti e coordinate che richiama la sequenza di Fibonacci, dando luogo a mappe costrette, in cui ordine e organicità convivono e dove le api hanno operato su percorsi obbligati. Una visione in cui natura e costrizione si interrogano reciprocamente.
Tra le opere anche un lavoro in tessuto, un tappeto che si configura come integrazione tra forma e suono, dove elementi come trombe e fiori si intrecciano in una composizione sospesa. Nelle sculture più recenti e giocose come Elefanti e Tartaruga, la dimensione animale emerge come figura simbolica di una natura trasfigurata. Realizzate nell’iconico chewing gum rosa, queste presenze ironiche attivano nuove associazioni visive e concettuali.
In dialogo con il contesto le opere di Maurizio Savini costruiscono un ambiente in cui interno ed esterno, intimo e collettivo, si legano indissolubilmente. La mostra si propone come un sistema aperto, un paesaggio in cui lo spettatore è chiamato a muoversi tra visioni e memorie, attraverso una nuova lettura dello spazio.