
L’attuale crisi in Medio Oriente, ha posto l’attenzione sul fatto della prossima scarsità del carburante per gli aerei. E se a breve non cambiera’ la situazione, le compagnie avranno due problemi : il costo del carburante residuo a disposizione per chi non ha hedging e la forzatura di ridurre gli operativi. Il tutto per non perdere troppi soldi e lasciarci le penne dal punto di vista finanziario e gestionale.
Poche raffinerie per la produzione del jet fuel

Un altro problema emerso negli ultimi tempi e’ il fatto che in Europa sono diminuite le raffinerie che trasformano il petrolio grezzo in carburante per aerei, il jet fuel. Questa penuria di punti di produzione ha sbilanciato i volumi e sempre di piu’ ha forzato ad acquisirlo dal Medio Oriente, che ora ha problemi a produrlo e consegnarlo per danni agli impianti oppure l’impossibilità a farlo giungere in Europa.
Quest’ultima condizione di aver diminuito la produzione in Europa sotto la spinta dei costi e delle politiche green hanno creato questo grosso problema con la situazione geopolitica attuale , assolutamente, sia non prevista, che sottovalutata la possibile costituzione della situazione attuale.
Quanto carburante c’e’? I rischi

Dall’esito della riunione di oggi tenutasi in ambito europeo tra aeroporti, compagnie aeree, etc e ‘ emerso che la situazione vede una certa penuria di carburante a macchia di leopardo nelle quantita’ disponibili nei vari paesi con volumi diversi nel giro di poche settimane per certe nazioni fino ai due o tre mesi in quelli che hanno piu’ scorte . Se Hormuz non verrà riaperto con la capacita’ di garantire flussi regolari,l’alternativa e’ tagliare gli operativi nel pieno dell’estate. A quel punto a pagare il conto sara’ in primis il mercato turistico a 360 gradi dal primo all’ultimo.