Air Italy : e’ sempre Il solito disco che suona, prima che si rompa

Ieri, in un quotidiano sardo e’ apparsa un intervista a Rossen Dimitrov, COO di Air Italy che guida il drappello di manager che oramai hanno preso possesso della compagnia aerea italiana, rispondendo agli ordini provenienti chiaramente da Doha.

Nulla di nuovo sotto il sole, nulla di diverso rispetto al cliché degli annunci già noti. Si parla di customer experience, un po’ come quando al mondo negli anni 90 si parlava alle aziende ed al popolino della qualità e customer satisfaction,  di come fosse importante avere quel bollino da esporre e mostrare a qualsiasi entrava in stabilimento.

Air Italy dopo il mese nero, che ha visto il cambiamento di management e la contestuale ricerca di tante caselle da riempire, ha ancora il problema di capire cosa fare. Quindi come risolvere il problema che ha portato al lancio di un operativo invernale, poi ridotto con taglia e cuci ogni settimana da un mese e mezzo a questa parte. I cinque A330/200 pascolano sui piazzali e non sono completamente utilizzati, proprio a causa dei tagli causati da un fattore importante, manca “il cibo” e cioè i passeggeri ben paganti che siedano sulle poltrone. Uno di questi ha passato tre settimane in Finlandia, almeno qualche soldo in cassa e’ arrivato a dispetto di volare con passeggeri a bordo , che poi non riescono a far coprire i costi. Infatti in questi ultimi 30 giorni sono fioccate offerte complici anche una importante fiera di settore ed Halloween. Le strenne sono da 299€ sui voli intercontinentali in economica e 999€ forse qualcosa anche meno in business. Entrambe permettono di comprare in date sul network fino a fine settembre 2019. Che ci si guadagna con queste offerte?

Al giornalista sardo molto interessato alle questioni della sua terra, viene invece propinato quel concetto che da tempo si conosce, cioè che Air Italy diventi la compagnia aerea italiana leader per collegamenti nazionali ed esteri. Si parla di divenire l’aerolinea italiana di riferimento per i viaggi all’interno , da e per l’Italia. Continuando che questo nuovo approccio porterà a nuovi standard di customer experience. Oltreche a dire che per il futuro Air Italy cercherà di offrire un modello di innovazione ed eccellenza a tutti i livelli. Poi passa all’orgoglio e ospitalità per precedere la concorrenza. Insomma l’essere un faro. Sarà vero che ci riescano, da innovare c’e’, Forse, ma non tanto.

Peccato,  a dispetto che dica come la compagnia ha aperto i voli su New York, Miami e Bangkok. Poi che Mumbai e Delhi saranno aperte il prossimo mese, dopo averle dimezzate e posticipate di due mesi questo non lo dice, oltre ai tagli sulle prime tre ed aver chiuso Mosca. Insomma il mercato del travel Trade che direbbe di questo modo di condurre un importante fase di start up? Non di certo ne può essere entusiasta visti i continui cambiamenti. La clientela che lavora ha bisogno di certezze e regolarità che si discostano da quella che e’ la realtà attuale. Oppure ancor di più sui principi che Rossen Dimitrov ha raccontato al giornalista. Meglio era perdere soldi, volare con poca gente, ma garantire un operativo costante, coerente con quanto pianificato e che avrebbe dato un segnale, un che di stabilità al mercato. Invece di incutergli timore ed incertezza con questi raffazzonamenti che hanno poco a che fare con il concetto di innovare. Il ragionamento di ridurre e poi aumentare nel trasporto aereo non funziona, specie su mercati presidiati da competitor straconosciuti e affidabili.

Per il 2019 si parla di nuove destinazioni, al momento in vendita ci sono solo New York, Miami e Bangkok. Nulla per le indiane. Tutte comunque afflitte dal fatto che a destinazione non c’e’ Nulla che ti permetta di andare oltre su altri punti, come accordi commerciali con vettori in loco. Come pure che svolgano il ruolo di far affluire passeggeri diretti in Italia. Da non dimenticare che in questi giorni in tema di alleanza Oneworld, vi sono stati problemi che stanno spingendo l’azionista del Qatar a lasciare l’alleanza. Se ciò accadesse, la futura entrata di Air Italy avrebbe qualche incidente di percorso al fine che ciò si avveri.

Ritornando al fatto di aspirare alla leadership italiana, sia sul nazionale che internazionale si dovrà misurare con soggetti tipo Ryanair e easyJet, aerolinee ma sopratutto brands che la fanno da padroni in Italia, ardue da scalzare. Aerolinee che in particolare una ha fatto a Milano Malpensa un modello da hub carrier con lo swap di passeggeri con altri vettori partner. Parliamo di easyJet e del suo network gestito da una ventina di aerei. Seppoi il competitor di relazione e’ Alitalia, Air Italy dovrà costruire un architettura costosa per scalzarla in termini di network. E non solo, Air Italy dovrà conquistare quella brand awareness che all’estero non ha. Proprio perché e’ un nome che assomiglia ad Alitalia, ma non e’ Alitalia. Quanto dovrà investire Air Italy in termini di risorse globali che vanno dalle risorse umane, pubblicità , aerei, attrezzature fino a che il mercato la ritenga credibile. Ne abbia un ritorno di soddisfazione e certezza per affidarsi a lei come il travel trade vuole. La risposta e’ tanto, che potrebbe costare tanto in caso di default del piano. Non basta essere hub carrier su un punto, serve invece tutto il resto. Questo per permettergli un giorno di avere un bilancio a segno più e non a meno. Forse.

 

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