O’Leary (Ryanair) all’hardtalk di Eurocontrol spara a zero su quasi tutti in Europa

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Nell’intervista a Michael O’Leary all’hardtalk di Eurocontrol, lui e’ apparso padrone degli argomenti e senza tentennamenti, ha esposto i deficit europei che frenano a suo dire il trasporto aereo. In Particolare sono:

  • Un sistema del traffico aereo ingessato,
  • servono costi più bassi negli aeroporti
  • eliminare il blocco degli slots
  • i sussidi di stato ai grossi vettori
  • il blocco dell’accessibilità in alcuni aeroporti europei e mercati come l’Olanda
  • l’assurdita della Brexit
  • gli scioperi dei controllori del traffico aereo francesi e spagnoli

Questi sono gli elementi apicali, che per O’Leary, creano secondo lui un sistema del trasporto aereo sperequato.

Infatti, per lui e’ inefficiente come viene gestito il sistema del traffico aereo in Europa, con le singole nazioni e Bruxelles come commissione europea con le sue lobby, di aver mai ancora creato un qualcosa di unico a un quarto di secolo di distanza.

O’Leary chiede che gli aeroporti Europei siano flessibili e concorrenziali. Ad esempio, Il dito va verso Londra Heathrow, che nel periodo del Covid voleva tasse ancora più alte per coprire i mancati guadagni. Questo, perché era nota l’impossibilità di raggiungere gli obiettivi economici prevista e di conseguenza impossibilitata a remunerare come si conviene i propri azionisti.

Non ritiene, sia trasparente che i grossi vettori europei dopo le larghe elargizioni governative continuino a mantenere bloccati i propri slot inutilizzati. In particolare quelli strategici per i voli a lungo raggio, attualmente sospesi e che ripartiranno quando il segmento a lungo raggio sarà in grado di ripartire.

Si oppone ai sussidi di stato per le aerolinee legacy come Lufthansa, Air France o KLM, citando per esempio il caso di Francia. Germania e Olanda, le quali nazioni hanno concesso aiuti per svariati miliardi di €. Questi, in aggiunta alle connessioni con i rispettivi Governi difatto bloccano l’accessibilità per i vettori competitor del mercato low cost, definibili attori dannosi per il mercato proprio di riferimento nazionale.

Sul Regno Unito, lui considera assurdo il fatto che quella nazione si stacchi dall’Europa, creandogli danni incredibili all’economia in moltissimi segmenti. Uno di questi a suo dire e’ il trasporto aereo di passeggeri di ogni tipo al di fuori dei suoi confini nazionali.

Da sempre si scaglia contro i controllori di volo francesi, in particolare e quelli spagnoli. Dicendogli che se vogliono fare sciopero, che blocchino i voli nazionali e non i sorvoli costringendi ad allungamenti notevoli per evitare gli spazi aerei assoggettati a proteste sindacali.

Sul mercato low cost europeo, dichiarando che Norwegian e’ già fuori dai giochi in quanto tecnicamente fallita. Su Wizz, pone l’indice sulla questione relazioni sindacali nei mercati occidentali. Diversamente rispetto ai suoi modus operandi a est. Per easyJet la vede in difficoltà. Entrambe dice hanno costi alti, perché i velivoli Airbus 321, che credevano essi fossero dei player che garantivano bassi costi, alla fine non lo sono. Questi velivoli li bolla come svantaggiati tecnicamente contro il nuovo Gamechanger Boeing 737-8200. Non esclude che per salvarsi, in particolare easyJet, entrambe percorreranno la via di un intesa per una fusione. Le flotte sono simili, i perimetri sono complementari. Potrebbe essere il quinto polo dopo IAG, Air France – KLM, Lufthansa e Ryanair. Ma non esclude che come in America il 90% del mercato sia in mano a quattro players, l’aggregazione tra Air France e Lufthansa possa essere un qualcosa di realizzabile.

Sul post covid-19, crede che il traffico sul mercato del basso costo europeo si riprenda nei prossimi pochi anni. Il tutto, a patto di come sopra esposto vi sarà un economicità sul mercato a partire dall’eliminazione di certe tasse e costi da parte di governi e aeroporti. Il tutto con lo scopo di favorire la ripresa a largo spettro dalla mobilità per business a quello correlata al turismo.

Per quanto concerne Ryanair dice che i 200 milioni di passeggeri saranno non prima del 2025. In precedenza la cosa doveva verificarsi molto prima. Mo lo si conosce bene quando il Covid pesi. Questo lo abbiamo assaporato quest’anno in una crisi senza precedenti ai livelli della seconda guerra mondiale per l’azzeramento quasi totale dei volumi di voli. Oppure riportandolo come questa settimana si livelli della fine degli anni 60 del secolo scorso.

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