UN’OPERA DI ZHANG DALI ALL’AEROPORTO DI BOLOGNA

In contemporanea con “Meta-Morphosis”, la grande mostra antologica che Genus Bononiae. Musei nella Città dedica al genio di Zhang Dali (fino al 24 giugno a Palazzo Fava a Bologna), l’Aeroporto Marconi di Bologna ospita da oggi fino al 19 aprile nella Marconi Business Lounge un’opera della serie AK-47 (acrilico su tela).

L’esposizione è stata inaugurata dal Presidente dell’Aeroporto Marconi di Bologna Enrico Postacchini e dal Presidente di Genus Bononiae. Musei nella Città Fabio Roversi-Monaco, alla presenza dell’artista Zhang Dali e della curatrice della mostra “Meta-Morphosis” Marina Timoteo.

L’opera potrà essere ammirata tutti i giorni, durante gli orari di apertura della Lounge (dalle 5.00 alle 23.30).

Dal 19 aprile al 24 giugno l’opera AK-47 sarà sostituita da un cianotipo (olio su tela) di Zhang Dali dal titolo Moonlight.

AK-47 è il nome di un fucile automatico progettato da Michail Kalashnikov, da cui il nome abbreviato AK (Avtomat Kalashnikova) prodotto per la prima volta in Unione Sovietica nel 1947. L’AK-47 è diventato il simbolo di guerre, insurrezioni, criminalità in tutto il mondo.

Dal 2000 Dali inizia una serie di ritratti che emergono dal contrasto di sfumature cromatiche della sigla AK-47. I dipinti sono in acrilico su tela di vinile, un materiale molto diffuso per i cartelloni pubblicitari, che in quegli anni diventano parte integrante del paesaggio urbano pechinese. I volti sono copiati da foto ritratto formato tessera che Zhang Dali comprava dagli archivi di studi fotografici dismessi e venduti al mercato delle pulci.

La sigla non è sul volto ritratto ma forma essa stessa il ritratto. La violenza non è sulle persone, ma il materiale di cui esse sono fatte, non è una patina lavabile, è parte integrante e tessuto connettivo della loro stessa esistenza.

Pittore, scultore, performer, fotografo, Zhang Dali è definito street artist per l’irriducibile volontà di cercare un dialogo con tutti gli elementi che permeano lo spazio urbano. A Bologna, dove ha vissuto dall’89 al ’95 dopo la protesta di piazza Tienanmen, scoprì la graffiti art, forma artistica che portò poi in Cina diventatone il precursore. La sua arte racconta, attraverso un dialogo con la città e con i suoi abitanti, la trasformazione storica, sociale ed economica della Cina degli ultimi trent’anni. I suoi lavori, esposti nelle più importanti gallerie e musei del mondo, sono frutto di uno sguardo profondamente umano.

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