San Francisco: I 10 anni della California Academy of Sciences

In occasione del suo decimo anniversario, celebrato lo scorso 27 settembre, è interessante ripercorrere la storia e l’evoluzione del museo, di paternità italiana, più eco-friendly del mondo.

La storia

La California Academy of Sciences si trova all’interno del Golden Gate Park, il più grande parco cittadino della città di San Francisco. Con una superficie di 4,5 km quadrati, oltre 10 km di piste ciclabili e un milione di alberi, al suo interno il parco ospita anche numerosi giardini, come il conservatorio dei fiori in stile vittoriano, il giardino del tè giapponese più antico degli USA e il giardino botanico con oltre 7500 specie. Ma non solo. Ci sono anche laghi artificiali e campi da calcio, da baseball e il de Young Museum anch’esso distrutto dal terremoto e ricostruito su progetto degli architetti Herzog e De Meuron.

La prima sede dell’Academy fu costruita alla fine del 1800, all’angolo tra California e Dupont Street, l’attuale Chinatown, e poco dopo fu trasferita in Market Street. In seguito al terribile sisma che colpì la città nel 1906, il museo fu quasi del tutto distrutto e la collezione perduta. Grazie ad alcune spedizioni verso le Galapagos e alla raccolta effettuata dalla goletta “Academy” fu possibile la riapertura del museo in una nuova sede.

L’edificio

Unica struttura che combina un acquario, un planetario e un museo di storia naturale, oltre alle aree dedicate ai ricercatori, all’amministrazione e alle mostre temporanee e permanenti, nell’insieme ingloba una tecnologia di costruzione rispettosa dell’ambiente e di materiali riciclabili e rinnovabili.

Dell’edificio di circa 125.000 mq costituente la vecchia sede, ad oggi rimane soltanto l’African Hall, il North American Hall e l’ingresso dello Steinhart Aquarium che Renzo Piano è riuscito a recuperare e inglobare nella nuova struttura. Il museo era come una piccola città, tutti i fabbricati sorgevano attorno a una specie di piazza a cielo aperto. Piano capì subito che la piazza doveva essere l’elemento fondatore del progetto, così come afferma lui stesso: “è l’elemento fondatore di tutto, il vuoto conta più dei pieni”.

Il nuovo edificio, in pianta, mantiene la forma regolare del rettangolo e lo stesso orientamento, e la piazza diventa perno baricentrico di tutta la composizione. Il tetto verde, invece, rompe gli schemi, integrandosi perfettamente con il paesaggio circostante e riflettendo ciò che si trova all’interno del museo stesso. Si erge a dieci metri dal suolo formando una sorta di paesaggio collinare connotato da due bolle fortemente evidenti che segnano gli spazi del Planetario e della Biosfera.

Tra queste vi è una grande cupola concava di vetro assemblato su una struttura reticolare simile ad una ragnatela di tiranti in acciaio, che garantisce l’illuminazione naturale del grande spazio centrale polivalente chiamato, appunto, “La Piazza”, luogo di incontro di giorno e set per eventi, concerti e feste la sera. Il comfort viene garantito da un sistema di schermi retrattili in tessuto posti sotto il lucernario. Lo spazio, ampio e flessibile, alto più di 10 metri, trae beneficio dalla luce naturale e dalla ventilazione.

La linea del tetto ondulato favorisce la ventilazione interna, grazie ai lucernari presenti sul tetto, apribili in modo automatizzato in base alla temperatura presente all’interno, mentre il controllo dell’illuminazione è demandato ai fotosensori. Nella progettazione il tema dell’energia è stato centrale sia come abbattimento dei consumi sia come creazione di energia pulita. La copertura in vetro presenta più di 60.000 cellule fotovoltaiche di tipo multi cristallino, poste all’interno delle due lastre di vetro, che producono circa il 10% del fabbisogno elettrico del complesso.

Il tetto verde

La copertura verde di 60.000 mq, in grado di assorbire l’acqua piovana (e di condizionare naturalmente l’ambiente sottostante), è tra gli elementi più caratterizzanti del progetto. Raggiungibile in ascensore, è anche terrazza panoramica da cui godere di una splendida vista sul parco circostante e del De Young Museum.

Grazie alla stretta collaborazione con il botanico Frank Almeda, Piano è riuscito a ricreare un habitat in cui qualche mese dopo insetti e farfalle si riproducevano già. Sono state piantumate oltre 1,9 milioni di piantine di nove specie autoctone, naturalmente resistenti all’aridità californiana. Quando ci si trova lì, si perde la dimensione del costruito e dell’artificiale per ritrovarsi in sintonia con flora e fauna godendo allo stesso tempo di un paesaggio mozzafiato, circondati da farfalle svolazzanti e uccellini cinguettanti.

L’attenzione alla sostenibilità

La sostenibilità è stata determinante nella progettazione di ogni singolo spazio. Gli spazi sono organizzati tenendo conto della luce del giorno, prediligendo illuminazione e ventilazione naturale, e c’è attenzione all’uso efficiente dell’acqua e al suo corretto deflusso dai tetti, all’uso di materiali riciclabili e al riutilizzo di tutti quelli possibili provenienti dall’edificio preesistente.

Tra i materiali riciclati ed utilizzati c’è l’acciaio, il 35% di calcestruzzo proviene da scorie in calcestruzzo, il 50% del legno usato proviene da foreste a gestione sostenibile, le 32 tonnellate di sabbia provenienti dagli scavi sono state riutilizzate nei progetti di rifacimento delle dune di Ocean Beach, l’isolamento delle pareti è ottenuto da cascami di jeans, prodotti per la prima volta da Levi’s proprio a San Francisco.

Grazie a tutti questi elementi la California Academy of Sciences ha ottenuto la più alta certificazione di eco sostenibilità: il platinum level LEED (Leadership in Energy and Environment Design). Questo non è un museo come tutti gli altri, puoi passeggiare nella foresta pluviale con le farfalle intorno e un attimo dopo ritrovarti a guardare le stelle, ammirare i pinguini e poi immergerti in un mondo subacqueo straordinario con tartarughe, coralli e pesci variopinti, infine osservare il tramonto dallo splendido tetto vivente e il suo paesaggio “collinare”.

L’intera opera mira a un perfetto equilibrio tra natura e costruito, con l’obiettivo di riscoprire il legame con il nostro pianeta, con consapevolezza e rispetto del territorio ma comprendendone la superiorità.

Un decennio di scoperte: i numeri 

Negli ultimi dieci anni, i programmi di ricerca scientifica, di educazione ambientale e di impegno pubblico dell’Accademia hanno raggiunto molti traguardi. Ecco alcuni numeri:

• Accolto più di 100 tirocinanti in materie scientifiche, il 70% dei quali ha proseguito con una carriera STEM (Scienza, Tecnologia, Ingegneria e Matematica).

• Intrapreso oltre 500 spedizioni scientifiche per studiare gli ecosistemi minacciati in tutto il mondo.

• Ospitato quasi un milione di partecipanti durante gli eventi settimanali per soli adulti, NightLife.

• Ha ispirato più di un milione di visitatori a prendersi cura della salute dei nostri oceani, grazie agli spettacoli di immersione giornalieri nella barriera corallina.

• Conservato più di 100 specie di piante autoctone della California, che oggi prosperano in cima al tetto vivente di 2,5 acri.

• Trasportato oltre 5,2 milioni di visitatori in un viaggio nello spazio e nel tempo all’interno di uno dei più grandi planetari interamente digitali del mondo.

• Scoperto e descritto oltre 1.500 nuove specie.

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