La nuova Alitalia partirà con un terzo degli aerei di oggi? L’incognita Air Italy

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Dall’incontro con il ministro Patuanelli e’ emerso – secondo le prime anticipazioni di stampa – che la nuova smart airline Alitalia avrà una flotta più piccola rispetto all’attuale. Avrà tra i 25 ed i 30 aerei e non i 100 di ora, in realtà oggi ne servono anche meno di 30.  Ci vorrà un mese per metterla in piedi.

Dalla parte sindacale, c’è’ un atteggiamento attendista per vedere, cosa in effetti uscira’ da questa nuova realtà nazionalizzata. Il numero di velivoli, molto ristretto, li ha lasciati spiazzati, ma il periodo critico di ora è dei prossimi 9 mesi almeno sono più che sufficienti. Tutti si fermano nel mondo ed i pochi che volano, hanno solo il 10% degli aerei utilizzati, come è’ per Lufthansa. Un esempio tra tanti, perché molte hanno sospeso già tutto.

E’ chiaro, che la situazione attuale, dove il traffico e’ prossimo se non allo zero non può chiedere altro. Proprio perché oggi Alitalia, sta volando con pochi aerei a rotazione di quelli in flotta per non porli in storage. Il network attuale già molto ridotto, si compone di un traffico solamente fatto di rimpatri. Sparito il business ed il leisure. Oltre al nazionale ridotto al lumicino. Le poche rotte rimaste aperte al di fuori dell’Italia sono verso l’Europa su una decina di scali, poi nel mondo sono solo 5: Rio de Janeiro, San Paolo, New York, Tokyo e Johannesburg.
Sul piano finanziario la redditività e’ veramente bassa, i costi di struttura fagocitano molti soldi e l’ultimo prestito ponte sarebbe in via di esaurimento.

Quale futuro e sopratutto quando si ripartirà’ e’ il punto interrogativo, al quale nessuno conosce la risposta. Il quando è’ come un macigno, seguito da quello che sarà il dopo quando il tutto ripartirà. Lo sarà piano piano o veloce? E’ un altra risposta alla quale non è’ plausibile darla.

Il domani, vedrà presumibilmente con molte certezze una contrazione pesante dei volumi. Quindi una flotta di profilo numerico basso per la nuova Alitalia, gli  permetterà di avere qualche vantaggio. Una trentina di aerei di quelli odierni sono di proprietà ed il resto sono in leasing. Imperativo cercare di tenere prioritariamente i propri. Poi più avanti eventualmente si vedrà con gli altri in leasing e posti nell’angolo, sempre che serviranno. Il nuovo futuro vedrà una quantità di aerei fermi per un bel po’! Ergo, i lessor dovranno abbassare le pretese.  Come pure i costruttori avranno problemi a piazzare i tanti aerei, che le catene di produzione sfornano ogni mese e che il mercato non può più assorbire. Ciò per essere piazzati su rotte che per un bel po’ non avranno tanta domanda per riempirli. Insomma uno scenario che fino a due mesi fa era impensabile.

Più’ avanti, con la crescita si penserà a flotte diverse, diciamo meglio ragionate sulle necessità date dal mercato. Imperativo essere pronti a quello, che il mercato chiede con scelte ragionare e non strampalate. La situazione precaria generale da un eccesso di disponibilità di aerei e da una condizione dei costruttori a dover sopravvivere. Questo potrebbe per un vettore ben strutturato essere la via per spuntare a buoni prezzi quello che in realtà gli serve. Il mercato dei costruttori ed anche dei lessor vedrà, che questi saranno ben disposti ed accondiscendenti a questa nuova heading dettata dalla necessità di sopravvivere anche per loro.

Questo scenario futuro vedrà un Alitalia, che dovrà’ essere smart e light in tutto e per tutto. I numeri occupazionali di oggi, dovranno essere rivisti in funzione di quello che realmente sarà necessario per i prossimi 5 anni. Meno aerei significano meno persone. Incluse, che certe proposte sindacali non potranno avere riscontri sulle logiche del passato, ma bensì su quelle che il mercato chiede. Uscire di scena e trovarsi con un pugno di mosche in mano sarà una cosa certa è rapida. Quindi il pensare a scenari di ulteriori nazionalizzazioni di vettori in difficoltà, sarebbe realmente poco opportuno avanzarle, proprio perché non in linea con quello che gli scenari impongono. Purtroppo nei prossimi 12 mesi il mercato sarà in crescita, ma comunque povero e risicato rispetto ai volumi del 2019. Di conseguenza anche la forza lavoro richiesta non potrà essere numericamente su quei livelli. Questo sarà un concetto da tenere bene a mente. La coperta e’ diventata molto corta e non c’è’ poi spazio per tutti.

 

 

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