Gli archeologi scoprono ad AlUla i repertipiù antichi di un cane domestico in Arabia

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– Ricerche pionieristiche datano le ossa canine trovate in un sito di sepoltura dell’Arabia Saudita nordoccidentale
tra il 4.200 e il 4.000 a.C. circa
– Il lavoro sul campo mostra che gli antichi abitanti della regione erano organizzati in società più complesse di quanto si credesse in precedenza, con sepolture multiple avvenute nel corso di centinaia di anni in monumenti ben
visibili che si distinguono nel paesaggio

AlUla, Arabia Saudita, 26 marzo 2021: nel nord-ovest dell’Arabia Saudita un gruppo di archeologi ha scoperto le prime prove dell’addomesticamento dei cani da parte degli antichi abitanti della regione.
La scoperta è avvenuta nel contesto di uno dei progetti di indagine e scavo su larga scala nella regione, commissionati dalla Royal Commission for AlUla (RCU).

I ricercatori hanno trovato le ossa di un cane in una delle più antiche tombe monumentali identificate in Arabia, quasi contemporanea alle stesse tipologie di tombe precedentemente identificate più a nord, nel Levante.
Le prove mostrano che il primo utilizzo della tomba risale al 4.300 a.C. circa e ha accolto sepolture per almeno 600 anni nel corso dell’era neolitico-calcolitica, segno che gli abitanti dell’epoca potrebbero aver avuto una memoria condivisa di persone, luoghi e dei collegamenti tra loro.

“Ciò che stiamo scoprendo rivoluzionerà il modo in cui intendiamo periodi come il Neolitico in Medio Oriente. Quel tipo di memoria, cioè che le persone avrebbero potuto sapere da centinaia di anni dove erano stati sepolti i loro cari, è qualcosa di mai sentito in precedenza per quanto riguarda questo periodo storico in questa regione”, ha detto Melissa Kennedy, Assistant Director della Aerial Archaeology in the Kingdom of Saudi Arabia (AAKSAU) – Progetto AlUla.
“Gli attuali scavi ad AlUla sono a un punto che ci consentirà di iniziare a scoprire quanto sia stata importante questa regione nello sviluppo dell’umanità in tutto il Medio Oriente”, ha detto Hugh Thomas, direttore del AAKSAU.
Questa è la più antica testimonianza di un cane addomesticato in Arabia, con un margine di circa 1.000 anni rispetto a quanto precedentemente scoperto.

I risultati sono stati pubblicati sul Journal of Field Archaeology. Il gruppo che lavora al progetto, composto da studiosi sauditi e internazionali, ha concentrato i propri sforzi su due siti di sepoltura fuori terra risalenti al 5° e 4° millennio a.C., situati a 130 chilometri di distanza tra loro, uno posizionato su altopiani vulcanici e l’altro in aridi calanchi. I siti sono fuori terra, il che è unico per quel periodo della storia araba, e sono stati posizionati per avere la massima visibilità.

Il gruppo di ricerca, che ha iniziato Il lavoro sul campo alla fine del 2018, ha identificato i siti utilizzando immagini satellitari e successivamente con fotografie aeree scattate da un elicottero.
Nel sito posizionato sugli altopiani vulcanici, sono stati ritrovati 26 frammenti di ossa di un singolo cane, deposte affianco alle ossa di 11 umani: sei adulti, un adolescente e quattro bambini.
Le ossa del cane mostrano segni di artrite, il che suggerisce che l’animale sia vissuto con gli umani fino a tarda età.

Dopo aver assemblato le ossa, il gruppo ha potuto determinare il fatto che appartenessero ad un cane e non a un animale simile come un lupo del deserto.
Laura Strolin, la archeozoologa del gruppo, ha potuto dimostrare che si trattava effettivamente di un cane analizzando un osso in particolare, quello dalla zampa anteriore sinistra dell’animale. La larghezza di quest’osso è di 21,0 mm, come quella di altri antichi cani mediorientali. In confronto, lo stesso di osso appartenente ai lupi di quel tempo e di quel luogo, aveva una larghezza compresa tra 24,7 e 26,0 mm.
Le ossa del cane sono state datate tra il 4.200 e il 4.000 a.C. circa

L’arte rupestre rinvenuta nella regione indica che gli abitanti del neolitico usavano i cani per cacciare l’ibice, l’asino selvatico e altri animali. Il lavoro sul campo ha portato alla luce altri manufatti degni di nota, tra cui un ciondolo in madreperla a forma di foglia, rinvenuto nel sito degli altopiani vulcanici, e una perla di corniola trovata nel sito arido dei calanchi.
In seguito all’estesa ricerca, sia aerea che terrestre, e a molteplici scavi mirati nella regione di AlUla intrapresi dall’AAKSAU e da altri team che operano sotto con il supporto della Royal Commission for AlUla (RCU), i ricercatori si aspettano ulteriori scoperte in futuro. Il team AAKSAU è guidato da ricercatori della University of Western Australia di Perth.

I ricercatori osservano che AlUla è un’area in gran parte inesplorata, situata in una parte del mondo che ha un fertile patrimonio archeologico di valore globale.
“Questo articolo, tratto dal lavoro di RCU ad AlUla, stabilisce nuovi punti di riferimento. Ci sarà molto da dire quando riveleremo la profondità e l’ampiezza del patrimonio archeologico della zona”, ha affermato Rebecca Foote, Director of Archaeology and Cultural Heritage Research di RCU.
Altri aspetti dell’intensa attività archeologica ad AlUla saranno rivelati nel nuovo documentario di Discovery Channel dal titolo “Gli Architetti del deserto” che sarà trasmesso in prima tv su Discovery Channel (canale 401 di Sky) domenica 4 aprile alle ore 21.00.
Tutto ciò rispecchia l’impegno della Royal Commission for AlUla volto a mettere in evidenza la storia ed il patrimonio della regione e a trasformare AlUla nel più grande museo vivente del mondo, in linea con gli obiettivi della Saudi Vision 2030.

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