Dietro la storia di una destinazione riuscita a entrare (e restare) nell’immaginario collettivo tra le più paradisiache e romantiche di sempre, si celano racconti ancora più emozionanti, episodi di resilienza e vicende di menti innovative capaci di reinventare i limiti che fanno delle Isole di Tahiti un luogo molto speciale. Un atollo di corallo dove nasce nuova vita, un’isola svuotata dalla storia ma rigenerata dallo sport, una nave da carico trasformata in crociera. Tre storie di luoghi improbabili che hanno saputo trasformare il limite nel viaggio più autentico.
Il vino che nasce dal corallo: Rangiroa Non esiste un posto al mondo più improbabile per un vigneto. Rangiroa è un atollo corallino in mezzo all’Oceano Pacifico, a più di 300 chilometri a nord-est di Tahiti: non c’è terra nel senso in cui la intende un vignaiolo, solo frammenti di corallo bianco, sabbia e salsedine. Eppure, nel 1992, un gruppo di enofili francesi decise di piantare qui la vite. Otto anni di tentativi, fallimenti, sperimentazione silenziosa, compresi diversi tentativi di coltivazione in tutti e cinque gli arcipelaghi. La prima vendemmia arrivò solo dopo che la vite aveva imparato a “tropicalizzarsi”, a sopravvivere senza inverno, a bere un sole che splende a lungo, ad affondare le proprie radici in un’inusuale terra corallina.
Oggi il Domaine Dominique Auroy è l’unico vigneto al mondo su un atollo. Il terreno, calcareo e ricco di sali minerali, conferisce ai vini una nota di pietra focaia e minerale che non ha eguali. Qui si vendemmia due volte l’anno, per poi trasportare a Tahiti, e da lì nel mondo, le etichette prodotte (due varietà di vino bianco e una di rosé). Trentamila bottiglie l’anno, nate dal posto più improbabile. La seconda generazione della famiglia polinesiana che custodisce la vigna dal 1997 è già al lavoro tra i filari: un attaccamento speciale alla terra, anche quella più inaspettata.

© Grégoire Le Bacon
L’isola abbandonata che si è salvata arrampicandosi: Makatea
Makatea è un’anomalia geologica nell’arcipelago piatto e corallino delle Tuamotu: un atollo che i movimenti tettonici hanno spinto verso il cielo fino a quasi cento metri sul livello del mare, uno degli atolli sopraelevati più alti del Pacifico.
Proprio per le sue peculiari caratteristiche geologiche, dal 1917 al 1966, Makatea fu una delle maggiori miniere di fosfato del Pacifico: tremila operai, locomotive, una ferrovia (l’unica mai costruita in Polinesia) e una prosperità improvvisa che sembrava destinata a durare. Poi, nel 1966, i giacimenti si esaurirono, la ferrovia arrugginì, la gente se ne andò, e oggi sull’isola vivono meno di cento persone.

© MAKATEA Escalade
Nel 2018, un veliero con a bordo Erwan Le Lann, fondatore dell’ONG Maewan, attraccò a Makatea. Quello che vide erano sedici chilometri di falesie calcaree alte ottanta metri, con un’ottima qualità di roccia per arrampicare, un oceano color lapislazzuli ai loro piedi e una vegetazione tropicale che si fa spazio tra le fessure rocciose. Insieme alla comunità locale e all’associazione Makatea Escalade, nata per iniziativa degli stessi isolani, il progetto di ecoturismo verticale prese forma rispettando ogni scelta della comunità: alcune falesie ospitano antiche sepolture considerate sacre, altre sono nidificazione di uccelli endemici, e nessuna via è stata aperta senza il consenso degli abitanti. Oggi Makatea ha oltre cento vie di arrampicata sportiva per tutti i livelli. Il Makatea Vertical Adventure è diventato un festival annuale che porta sull’isola climber da tutto il mondo. Non ci sono hotel: si dorme in pensioni familiari, si mangia con gli isolani. I limiti stessi presentati da Makatea, raggiungibile solo in barca, a due giorni di navigazione da Tahiti, sono diventati parte dell’esperienza unica che l’isola promette.
La nave cargo che divenne una crociera: Aranui
Le Isole Marchesi sono tra i luoghi più remoti e selvaggi del Pacifico. Coste frastagliate battute dall’oceano aperto, baie inaccessibili alle navi normali, nessuna barriera corallina a proteggere gli approdi. Per decenni, queste isole sono rimaste ai margini del turismo non perché non avessero nulla da offrire (anzi, ospitano alcune delle tradizioni culturali più vive della Polinesia, i tiki più imponenti, i tatuaggi più antichi), ma perché difficilmente raggiungibili.
Nel 1954, la famiglia Wong acquisì un cabotiero per consegnare merci agli atolli remoti della Polinesia. La nave si chiamava Aranui (“la grande strada”, in tahitiano). Nel 1985, qualcuno ebbe l’idea di ricavare le prime dodici cabine passeggeri a bordo. Non per trasformare la nave in una crociera, ma per portare i viaggiatori insieme alle merci, lungo la stessa rotta, con gli stessi tempi. La trasformazione non fu mai completa, e non avrebbe potuto esserlo: l’Aranui è ancora oggi, prima di tutto, la nave che rifornisce le Marchesi di beni essenziali come cemento, provviste, medicinali e automobili, oltre che il servizio postale.

© Lionel Gouverneur
Oggi l’Aranui 5 è la quinta generazione di questa nave unica al mondo: 126 metri di lunghezza, 230 passeggeri, un equipaggio al cento per cento polinesiano e in gran parte marchesiano. Sedici giorni di navigazione, sei isole Marchesi, un passaggio negli atolli delle Tuamotu. A bordo, esperti di cultura locale tengono conferenze sulla storia e sull’arte delle isole; a terra, i passeggeri entrano nei villaggi, assistono alle danze tradizionali, mangiano con le famiglie locali. Il lusso non è nella suite presidenziale, ma nell’autenticità di un viaggio che non potrebbe esistere se non fosse, prima di tutto, un vero servizio per le comunità delle isole più remote del Pacifico. In un momento in cui il viaggio cerca autenticità, queste isole raccontano un modo diverso di vivere la destinazione: luoghi che hanno saputo reinventarsi, trasformando storia, natura e cultura in esperienze uniche al mondo.
Per maggiori ispirazioni su Le Isole di Tahiti visitare il sito www.tahititourisme.it
A proposito di Le Isole di Tahiti
Circondate da acque cristalline, le 118 isole e atolli offrono una bellezza naturale, una cultura autentica e uno stile di vita polinesiano unico. Situate nel Sud del Pacifico, Le Isole di Tahiti sono conosciute in tutto il mondo per le loro spiagge di sabbia bianca, lagune turchesi e paesaggi che vanno dagli atolli corallini alle vette vulcaniche. Sono disponibili diverse opzioni di alloggio: hotel di lusso con overwater, ville, piccole strutture familiari, case per le vacanze, nonché yacht, catamarani e navi da crociera. Le Isole di Tahiti sono unite dal Mana, questa energia vitale, questa forza spirituale che permea la vita quotidiana dei polinesiani. Il Mana può essere osservato, toccato, gustato e sentito. Che tu venga per un viaggio avventuroso, di scoperta o di relax, scoprirai che lo spirito del Mana è ovunque, scorre attraverso la nostra terra, il nostro mare, la nostra cultura e il nostro popolo, consentendoti di riconnetterti con l’Essenziale.