Nuovo Bilaterale Italia – Cina : pochi o troppi 46 voli al giorno?

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Nella foto da Twitter di Italy in China – l’Ambasciata Italiana a Pechino – sono ripresi i partecipanti alla riunione per la discussione dei nuovi Accordi Bilaterali di Traffico tra Cina e Italia.

Come noto, l’incontro è’ avvenuto lunedì 13 gennaio. Al suo termine e’ stato sancito il numero delle frequenze settimanali, che vettori dei due paesi potranno da ora operare tra le due nazioni.

Il comunicato stampa emesso nella giornata di ieri da ENAC dice, che a regime nel 2022 potranno essere operare fino a 164 frequenze settimanali per i vettori di ognuno dei due paesi.

Esattamente saranno 108 con effetto immediato, sempre per ambo le parti. Poi 136 nel 2021 e 164 come già detto nel 2022. Oltre alle 14 frequenze settimanali cargo con quinta libertà su 4 punti intermedi e 4 punti definiti oltre. In aggiunta a code sharing nei rispettivi paesi su voli domestici, oltre a punti di destinazione liberi. Non si potrà fare doppia toccata vedi Pechino – Shanghai, Pechino – Guangzhou e Shanghai – Guangzhou. In Italia invece la Milano – Roma.

Fino al 12 gennaio 2020, tornando alle frequenze settimanali operabili il limite era di 56 per ciascun Paese.

Quel limite era saturo dal lato cinese, ampiamente capiente per il lato italiano. Visto che solo Neos oggi opera sulla Cina per Nanchino, Guiyang e Nanchang per un totale di tre frequenze settimanali.

C’è’ a quanto pare ancora domanda, in particolare dal lato cinese. Ma per quale aeroporto, certamente Roma e Milano in particolare. Molte compagnie erano state limitate oppure quanto richiesto era stato rifiutato. Poi si è’ parlato di Venezia, Bari, Ancona e Palermo. Ma realmente , non per affermare “dal dire al fare”, quali realmente saranno gli aeroporti a beneficiare di questo “allargamento dei cordoni della borsa”? Sarà il tempo a darne atto. Forse quello che e’ uscito dall’incontro di due giorni fa e’ spropositato. Perché questo? Per due fattori.
Il primo e’ l’aver concesso troppo senza aver chiarito il fatto, oppure definito l’accesso agli slot in Cina ad orari consoni alle necessità dei vettori italiani. Un problema già noto nel passato ed ampiamente rivelato da Alitalia, un po’ sottovoce da Air Italy. Di fatto Alitalia chiuse prima i voli su Pechino e poi Shanghai, perché gli orari concessi per operarci non erano ottimali.

A seguire l’aver concesso troppo in termini di numeri. Cioe’ potrebbe essere poi eccessivo per la reale sostenibilità tra entrate e uscite per operare quelle rotte verso le destinazioni in particolare secondarie all’interno della Cina. Oppure anche in Italia, quelle a seguire di Roma  e Milano.

La sproporzione, va dagli attuali 8 voli al giorno operate dai cinesi su diversi aeroporti. Almeno una decina. La metà esatta dei voli è’ occupata da un volo al giorno ciascuno su Pechino e Shanghai da Milano/Roma. Domani si potrebbe arrivare a quasi 47. Oggi sarebbero massimo 16, ma realmente non arrivano a 9.

E’ vero che il turismo dalla Cina, così come il business verso l’Italia non è’ in controtendenza. A differenza, degli Stati Uniti d’America ad esempio dove sono in calo. Ma la loro e’ un economia esclusivamente circolare. Cioè tutto deve tornare in casa, soldi ovviamente, quindi voli, tour operator e già anche gli alberghi (un paio sono già stati comprati anche in Italia). Praticamente tutto quello che viene speso, poco deve restare nel paese visitato e la maggior parte o la quasi totalità  deve rientrare in Cina.

Tra pro e contro, l’altro detto che dice “ ai posteri l’ardua sentenza”.

 

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