AICALF: revisione di EU261: un’occasione mancata

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La proposta di riforma dell’UE mina la connettività e non riesce a tutelare i passeggeri

AICALF – l’Associazione delle compagnie aeree low fares italiane – può soltanto esprimere la propria delusione e il proprio rammarico per l’occasione mancata da parte delle istituzioni europee di rendere il settore più competitivo ed efficiente. Dopo 13 anni di negoziati, l’esito della proposta di riforma dell’UE rappresenta una grave occasione persa per introdurre miglioramenti significativi a beneficio dei passeggeri e del settore dell’aviazione. Al contrario, il compromesso finale riflette un approccio frammentato e parziale che peggiora il quadro attuale, elimina la libertà di scelta dei passeggeri e minaccia la connettività regionale.

Purtroppo, l’accordo non è mai stato sottoposto ad un adeguato esame né ad una solida valutazione dell’impatto economico. Di conseguenza, introduce ulteriore complessità, confusione e costi in un contesto già difficile. Il settore dell’aviazione europeo sta già sostenendo i rilevanti costi della decarbonizzazione, con investimenti significativi in flotte moderne e carburanti sostenibili per l’aviazione, ed è soggetto al crescente onere finanziario dell’EU ETS, che indebolisce ulteriormente la competitività dell’aviazione regionale. L’aggiunta di ulteriori costi regolatori e incertezza sarà inevitabilmente sostenuta dai passeggeri sotto forma di tariffe più elevate e maggiore confusione.

Questi costi più elevati avranno conseguenze tangibili sulla connettività europea e, in particolare, in Italia, dove la carenza di infrastrutture e le caratteristiche geografiche del Paese rendono il trasporto aereo una necessità per le regioni insulari e le aree più remote. Le rotte meno sostenibili dal punto di vista commerciale rischiano di subire pressioni, riducendo l’accessibilità e indebolendo i collegamenti aerei essenziali per la coesione territoriale, il turismo e lo sviluppo economico in tutta Europa.

Crucialmente, la riforma non affronta le questioni che contano di più per i passeggeri. Non fornisce soluzioni efficaci per ridurre ritardi e cancellazioni, né migliora la capacità dei passeggeri di raggiungere la propria destinazione nel più breve tempo possibile in caso di disservizi. Sotto questo profilo, la proposta non raggiunge i suoi obiettivi principali.

Alcuni elementi del compromesso sollevano inoltre serie preoccupazioni dal punto di vista della tutela dei consumatori. Le norme di opt-out sui bagagli a mano rappresentano un approccio errato che rischia di violare la normativa UE esistente. In particolare, l’obbligo proposto per le compagnie aeree di mostrare le tariffe comprensive del bagaglio a mano per impostazione predefinita prima del processo di prenotazione è contrario agli interessi dei consumatori e limita la loro libertà di scelta. Perché i passeggeri che, nella maggior parte dei casi, viaggiano senza bagagli aggiuntivi dovrebbero trovarsi di fronte a tariffe che includono un servizio che non desiderano pagare?

La normativa europea è chiara: i servizi opzionali devono essere offerti su base opt-in. Le compagnie aeree sono tenute a presentarli in modo trasparente e solo successivamente il passeggero sceglie attivamente di aggiungerli. Imporre l’inclusione del bagaglio a mano più grande – un servizio opzionale – nella tariffa base costringerà molti passeggeri a pagare per servizi di cui non hanno bisogno né interesse, facendo aumentare i prezzi in modo ingiustificato.

Ciò contraddice inoltre i principi generali di tutela dei consumatori dell’UE, inclusa la Direttiva sui diritti dei consumatori, che vieta le opzioni preselezionate e le cosiddette pratiche di “vendita per inerzia”.

Sebbene sia positivo che il diritto di trasportare un piccolo oggetto personale, come una borsa da posizionare sotto il sedile, rimanga tutelato – come è sempre stato – l’impostazione generale della riforma rischia di minare la libertà di scelta dei consumatori anziché rafforzarla.

Invece di rafforzare il quadro dell’aviazione europea, questo approccio aumenta i costi, riduce la connettività e non tutela i passeggeri proprio quando conta di più: sottrae ai consumatori la libertà di scegliere, presupponendo che non siano in grado di scegliere autonomamente.

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